Tipico piatto della cucina veneta, forse uno dei più famosi.
E' buono molto buono e se fatto a regola d'arte riesce a dare dei piaceri profondi.
Ma veniamo alle dosi:
Olio extra vergine di oliva
farina 00
sale
zucchero
aceto di uva bianco
cipolla bianca
e ovviamente "e sardee" (o sardine)
Preparazione:
Prima di iniziare volevo dirvi che non ho volutamente messo alcuna dose, non perchè non ci siano, se si va in ogni sito che parla della sarde in saor ci sono mille e mille quantità.
Ma perchè le dosi le devi sentire dentro, sentire la poesia di un piatto nato nel '300, cresciuto nella Serenissa per l'esigenza dei pescatori di conservare a lungo i piatti di pesce.
Scusate sto divagando...
Allora, pulite, infarinate e friggete le sarde, poi fatele scolare sopra una carta assorbente e salatele.
Con lo stesso olio usato per friggere le sarde, friggete la cipolla precedentemente mondata e tagliata a listarelle.
Quando sarà di un bel colore oro, aggiungete l'aceto e lo zucchero, mescolate bene e spegnete il fuoco.
In una terrina mettete uno strato di sarde e ricopritele con uno strato di cipolla con il suo sughetto, continuate fino alla fine degli ingredienti.
e come disse Carlo Goldoni:
“Grillo, sentì, fio mio, tolè la sporteletta;
Voggio che andè da bravo a farme una spesetta.
In pescaria ghe xe del pesce in quantità;
M’ha dito siora Catte, che i lo dà a bon marcà.
Un poche de sardelle vorria mandar a tor,
Per cusinarle subito, e metterle in saor.”
“Comprème co sti bezzi sie grossi de sardelle,
Ma vardè che i ve lassa zernir delle più belle.
Quella che xe de sora, xe sempre la più grossa,
Quando che le xe stracche, le gh’ha la testa rossa.
Paghèle quel che i altri le paga in pescaria.
E po fèvene dar quattro de soravia.”
... e bon appétit.


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